Diabete nella FC

Il diabete nella FC

 

Il Diabete Mellito è la più frequente complicanza correlata alla Fibrosi Cistica (CFRD) con conseguente aumento della morbilità e della mortalità nella Fibrosi Cistica.

Il diabete è una malattia cronica caratterizzata dalla presenza di elevati livelli di glucosio nel sangue (iperglicemia) e dovuta a un’alterata quantità o funzione dell’insulina. L’insulina è l’ormone, prodotto dal pancreas, che consente al glucosio l’ingresso nelle cellule e il suo conseguente utilizzo come fonte energetica.

Rappresenta un’entità clinica distinta, con caratteristiche comuni sia del Diabete tipo 2 (legata ad una ridotta secrezione insulinica da parte delle Beta cellule pancreatiche associata anche a insulino-resistenza cioè ridotta sensibilità delle cellule all’insulina circolante) che al Diabete tipo 1 (il pancreas non produce insulina a causa della distruzione delle cellule ß che producono questo ormone: è quindi necessario che essa venga iniettata ogni giorno e per tutta la vita.).

L'esordio può essere insidioso e la malattia può a lungo tempo rimanere disconosciuta, dato che la glicemia a digiuno rimane infatti per lungo tempo normale, mentre sono presenti iperglicemie anche notevoli (>200 mg/dl) nel periodo post prandiale.

Ne sono più colpiti i pazienti con insufficienza pancreatica rispetto a quelli pancreas-sufficienti, il genotipo DF508 omozigote è nettamente più frequente nei pazienti con diabete.
L'esordio del diabete si associa ad un deterioramento delle condizioni cliniche (peggioramento dello stato nutrizionale, della funzione respiratoria, aumento delle riesacerbazioni infettive).
Per tali motivi soprattutto nell'ultimo decennio l'approccio al CFRD si è fatto via più aggressivo.

La prevalenza del CFRD (valutata mediante OGTT - Oral Glucose Tolerance Test) aumenta con l'età del paziente:

  • 9% tra i 5 ed i 9 anni
  • 26% tra i 10 ed i 19 anni
  • 35% tra i 20 ed i 30 anni
  • 43% dopo i 30 anni

(Estratto da: Moran A, et al. Abnormal glucose metabolism in cystic fibrosis. J Pediatr 1998;133:10-7)

created byand by Joomlage.com